ANNO C, IX di maggio

 

 

Alza il pugno e viene colpito, sul dorso della mano, dalle mitragliate dei flash. No, non alza il pugno, Graziano: ecco, alza il dito medio. E lo spara in faccia a quei cazzoni impolverati della Fiera del libro di Torino. Che, immediatamente, allargano le braccia e le narici, scandalizzati. Sono scandalizzati, i cazzoni, perché Graziano spara: coriandoli e dito medio. E la musica, poi.
 

- Ma dove siamo al mercato? - chiede una voce che con tono ipocritamente pacato - e i coriandoli e i cannoni e la musica e che volgarità!
 

Sto cazzone, penso mentre mi giro a cercarlo con lo sguardo. Saluto alla napoletana, alla Berlusconi (con le corna cioè): dietro i fotografi, però, vedo solo una folla uniforme: tanti disgustati e disgustosi cazzoni, tutti uguali a Sandro Bondi. C’è chi si è fasciato in cravatte regimental; chi si è fregiato il petto con un crocifisso; chi vuole fare la rivoluzione con una maglietta politically chic; ci sono i giornalisti che fanno finta di scrivere; ci sono gli editori con i pettorali gonfi di palestra statale: è la fiera dell’ipocrita democratico, dello snob da terrazzo. Non è la fiera del libro, perché al libro hanno lasciato solo il mercato.

Bocca di fuoco

Non distinguo a chi rivolgere la mia bocca di fuoco: urlo a tutti, allora. Come se davanti a me ci fosse proprio Bondi, il neo-ministro della cultura.


- Ma come, non siamo al mercato? Stendete una moquette a terra, rossotrevi per giunta, e credete di fare cultura? E che cazzo di silenzio volete, poi? Non siamo mica in un luogo di culto: è un mercato, questo. I libri sono i luoghi di culto, non questo mercato.
 

Il funerale del libro

Al mercato del pesce, n’goppemmur a Napoli, le pietre sono rese scivolose dall’acqua sporca, e non c’è nessuna moquette insonorizzata. Sono rumorose le pietre vesuviane: il popolo issa urla questuanti con e sulle note dei melodici. Fa rumore il popolo di Porta Nolana: perché è lì che c’è cultura. Non in questo silenzio ipocrita del Lingotto, dove annualmente si celebra il funerale del libro. I libri e la cultura fanno rumore, sempre. Sono portatori di punti interrogativi, di sana insicurezza: la cultura è rumore e pubblica insicurezza, sempre. E’ per questo che sti cazzoni che assomigliano a Bondi difendono il silenzio del funerale del libro sparando cazzate. Assomigliano pure ai Maroni sti Bondi: presto l’opinione pubblica vorrà un decreto sulla sicurezza della cultura, oltre che sulla cultura della sicurezza. E’ per questo che al mercato funebre del libro deve esserci silenzio: perché tutti possano sparare cazzate. Per diffondere la cultura del terrore, ovviamente.
 

Chi spara

Spara Napolitano, e spara Berlusconi: contro i terroristi, rossi neri e filopalestinesi. Sparano a favore del  governo israeliano. Quello che da sessant’anni affama e uccide i civili palestinesi, e solo per colonizzare. Spara la Carfagna, con la sue bombe a portata di mano, e con i suoi bossoli turgidi: pari opportunità tra occidente e terzo mondo. Sparano Dominici, Chiamparino e la Bresso; sparano tutti gli amministratori e i politici italiani: sui giornali o in tv; firmando ingiunzioni o decreti; aprendo la bocca e muovendo la lingua. Sparano contro i lavavetri e i mendicanti, contro chi difende la propria terra dalla tav e dagli inceneritori. Sparano contro tutti i diversi. Contro chi non dialoga pacatamente sui problemi da risolvere pacazziloro.

Cronaca qui

Sparano tutti, nel mercato mondiale e al funerale torinese del libro. Tutti sparano, ma la cronaca è qui: allo stand di Graziano. Dove i cannoni lanciano coriandoli israeliani e i clown, nonostante i nasi rossi e il volteggiare dei birilli, sono surclassati dall’abilità dei saltimbanco. Sparano tutti: voglio sparare anch’io. Urlo contro tutto e tutti: le macchine dei fotografi puntano anche contro di me. E’ allora che alzo anch’io il dito medio, come Graziano. Ma anche contro Graziano: il mio dito medio vuole ri-sfogliare il pericoloso fumetto appena ri-comprato. Roba da terroristi con la kefiah, questa graphic novel di Joe Sacco. Palestina.
 

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immagine: Macchie di vernice