ANNO C, VIII di maggio


La moquette plastificata del pavimento è silenziosa. E non scivolo come sulle secchiate dei pescivendoli, nei vicoli di Napoli ferrovia. Ma c’è chi compra, e c’è chi vende: sono al mercato. Ma qui, al Lingotto di Torino, lo chiamano Fiera del libro. Ci sono pure le bancarelle, ma le chiamano stand, alla Fiera del libro. Certo, non ci sono pesci, su queste bancarelle: ma non sono fosforo per il cervello, anche i libri?
Sono alla fiera internazionale del fosforo, dunque. Mi aggiro tra i padiglioni del libero mercato editoriale e il mio quoziente intellettivo è già cresciuto: tra chi compra e chi vende, quello che fotte oggi sono io.

- Grazià, ho fame. Scommettiamo che pesco 20 kg di libri in meno di 10 minuti?
- Sì sì ma lascia stare i pesci piccoli e gli scrittori israeliani
- Solo Mondadori Feltrinelli Rizzoli Fazi, giuro
- fa come cazzo te pare ma te ripeto lascia sta l’israeliani

A pesca

Anni di paccheri e muortiate, al mercato del pesce dietro Napoli ferrovia, sono un’ottima scuola. La migliore: non mi diverto neanche ad arrubbare alle bancarelle di Torino: procedo a comm cazz ven, senza utilizzare le mie raffinate tecniche partenopee.
Mi immergo nella moltitudine affollata della Mondadori Feltrinelli Rizzoli Fazi stringendo, nella mano destra, un paio di quotidiani. Sono le spinte della folla a dare una direzione ai miei passi: anche so ho la canna da pesca,  sono io il pesce trasportato dalla corrente: arrivo vicino alle cataste dei libri esposti sempre senza possibilità di scelta. Qui allungo il braccio, quello destro, infilandolo tra chi mi sta davanti, solitamente silenzioso, e lo appoggio rapidamente sulla cima della catasta: non riesco mai a leggere i titoli o gli autori, ma con le dita li faccio scivolare comunque, i libri, nei giornali. Quando esco dalla moltitudine silenziosa della Mondadori Feltrinelli Rizzoli Fazi e passo davanti alle casse, sorrido. E non mi fermo a pagare.
 

Ai cancelli del Lingotto

Continuo il giro di pesca finché non mi bruciano le spalle, finché i chili dei libri nello zaino sono ancora sopportabili cioè. Mi decido a uscire sulla strada solo quando sento strapparsi le cuciture dello zaino. Fuori, ai cancelli del Lingotto, Graziano discute con una delegazione di anarchici: le frecce tricolori del suo giubbotto sembrano decollare. Ha gli occhiali sul capoccione e le pupille dilatate dalla rabbia, Graziano. Lo prendo sotto braccio e lo trascino verso la mia Giulietta targata NA. Che è parcheggiata dall’altro lato della strada. Apro il portabagagli e ci scarico dentro i libri che mi squartano lo zaino.

- A Diego ma che cazzo te sei messo a legge’

Il culo della Giulietta è appesantito da toccare l’asfalto con la marmitta. Ma solo quando prendo coscienza del mio pescato, subito, passo dalla fame alla nausea. Cerco nel cumulo di libri agitando le braccia come una casalinga tra le mutande e i calzini sulle bancarelle di un mercato. Cerco un libro degno di essere definito libro, o un autore che sia un tale. E, invece, mi ritrovo con il catalogo dell’orrore: Feltrinelli - FedericoMoccia - TreMetriSottoTerra; Mondadori - FabioVolo - IlCessoInPiù; Rizzoli - SusannaTamaro - VaDoveTiPortaLuisitoSuarez; Fazi - MelissaP - CentoColpiDiGlottidePrimaDiSucchiare.

- A Diego non fa sta faccia nnamose a fa nantro giro de pesca daje

Una moltitudine troppo silenziosa

Scuoto la testa e mi siedo alla guida della mia Giulietta targata NA. Così, con l’animo di chi è stato derubato, ritorno a casa. Guido, oltrepasso i tram e le auto e i passanti nella nube dei libri che ho pescato e che porto a casa nel portabagagli: passo incazzato col rosso e non sorrido: nel portabagagli porto libri che non dicono nulla. Dai quali non apprenderò nulla: libri di scribacchini di una letteratura da distrazione di massa: una moltitudine troppo silenziosa.

 

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immagine: Macchie di vernice