ANNO  C, V di marzo


La munnezza sta solo a Napoli, pare.
E, invece, esco da un’edicola di Cinecittà e ciak: zuppo una merda. Uno stronzo 46 di piede, la cui crosta si spacca sotto il mio peso, rivelando così la sua anima liquida. Attraversando il fiume di gente che scorre su via Tuscolana, trascino la scarpa sul marciapiede: cerco di raggiungere il giardinetto più vicino. Cammino senza guardarmi le scarpe, ma con la speranza che la merda non superi la suola. Cammino con la testa per aria: senza guardare tutte le cartacce sulla strada, come fossi interessato solo alla Ferilli che mi sorride dai cartelloni pubblicitari.


Al giardinetto

Quando arrivo al giardinetto, la puzza di merda ormai mi pizzica le narici. Scelgo, allora, una panchina isolata, lontana da nonni e baby-sitter. L’unica panchina con anche dell’erba, sotto. Appoggio la catasta di giornali sulla panchina e rimango in piedi. Mi struscio le scarpe sull’erba: muovo le zampe con il ritmo di un cane che scava una fossa. Poi mi siedo e controllo la suola della scarpa zuppata: la merda è ancora lì, cazzo. E allora prendo un quotidiano e lo lascio cadere sull’erba: seduto sulla panchina, lo uso come zerbino. Ho la testa sempre per aria: non guardo la baby-sitter con il top giallo e i jeans a culo basso. Guardo e parlo con i manifesti elettorali attaccati, purtroppo, sopra l’ammiccante Ferilli.


Manifesti elettorali

Water, er sindaco d’Italia, mi guarda e dice “I have a dream". Sì, tu hai un sogno: io solo la merda sotto i piedi. Silvio, pure lui, mi guarda: mi dice “rialzati". Sì, un attimo, aspetta che finisco di pulirmi la scarpa. Silvio, dai, se candidi la Yespica e metti lei sui manifesti, giuro che mi alzo subito. Guarda la Santanchè, almeno lei è gnocca: peccato solo che mi dica "IO CREDO". No, io non credo. 99% comunista e 1% trevi: ho il cervello rosso, sì, ma sono cresciuto con Drive-In: Silvio, dai, se stavolta metti il culo della Yespica sui manifesti, ti voto. Giuro che ti voto.


’Na delusione

La baby sitter con i jeans a culo basso si avvicina alla panchina e io, intimidito dalla scarpa zuppata, prendo un paio di riviste dalla catasta di giornali. Ne sfoglio le pagine e fermo anche il movimento frenetico della zampa, rimasta sporca di merda sopra il quotidiano-zerbino. Sfoglio in sequenza L’espresso Panorama il Venerdì di Repubblica D Donna: in testa mi rimane comunque qualcosa: zizzecculi.
Jeans a culo basso si siede sulla mia stessa panchina: apro, allora, il Magazine del Corriere della Sera: zizzecculi pure qui. Cerco di farmi prendere dalla lettura di qualche articolo. E non ci riesco, almeno finché non vengo colpito dal titolo “CHE DELUSIONE IL FUTURISTA CECCHINI". Leggo l’articolo e telefono immediatamente a Graziano.


- Diego!
- A Grazià, sei na delusione
- Chè?
- Vediamoci al Colosseo tra mezz’ora
- A Diego c’hai voglia di rompe’r cazzo oggi?
- Ti leggo solo una frase di un articolo...
- Stai a scherzà?
- ... sedicente futurista Graziano Cecchini, che ha fatto rossa la Fontana di Trevi, e quindi deploro che sia finito a dipingere natiche e seni a Firenze con la benedizione di Sgarbi.
- Ma n’ha capito n’cazzo sto stronzo Che giornale è di chi è la firma?
- Na stronza, na tipa che se chiama Tavella...Favella...Tavella senza Favella... non mi ricordo
- A Diego che stai a dì?
- Tra mezz’ora al Colosseo.


Riattacco senza salutarlo e, strappata la pagina dal magazine, mi ficco l’articolo della Favella in tasca. Nella tasca sul gluteo, vicino al portafogli. Mi alzo dalla panchina e mi avvicino a culo basso: le do un bacio sulla guancia. Poi le do le spalle, e alzo la suola della scarpa: è pulita, finalmente. Non la saluto neanche, culo basso, e subito m’incammino verso la metro. Lasciando lì, sopra e sotto la panchina, tutta la munnezza di merda e giornali.


Come Moretti

In metro indosso le cuffie e accendo l’i-pod: c’è Vecchioni che canta: “voglio una donna donna donna, donna con la gonna gonna gonna". Rileggo anche l’articolo della Favella: improvvisamente mi ricordo di Moretti in Palombella Rossa. Non me ne accorgo, forse per le cuffie nelle orecchie, ma sto urlando da solo nel vagone affollato: “forthysomething? SSSSS... Ma come parla, ma come scrive! Le parole sono importanti! Chi parla male, scrive male, e pensa male! Come parlaaa! Come Favellaaaaa! “. Quando il treno arriva alla fermata del Colosseo, prima di scendere, mi accorgo che un vagone di gente mi guarda e ride.


L’articolo

Graziano è già arrivato. Lo vedo subito, già mentre sono sulle scale mobili: fuma la solita sigaretta fanculo Sirchia e parla con un centurione. Mi avvicino e gli do una pacca sulla spalla.


- Fammi leggere l’articolo.
 

Prendo la pagina dalla tasca e la lascio cadere per terra. Lui si pecorizza e la raccoglie: io, intanto, mi metto da dietro. E faccio la mossa. Graziano si rialza e, prima di leggere l’articolo, stringe un pugno e lo schiaffa sotto il mio naso.


- Io il culo non lo do a nessuno Non l’ho mai fatto e mai lo farò
- Vedi che hai già risposto alla Favella...


Graziano legge l’articolo di botto e mi chiede un parere.


- A Grazià, ti dirò: se fossi la Signora Favella, la rubrica, più che donnola, la chiamerei: donala. O dammela, al massimo.
 

Bancarella

Graziano non mi sorride: lo prendo, allora, sotto braccio e cammino con lui verso una bancarella. Una di quelle con tutti i ricordini che attirano i turisti. E, intanto, gli rileggo il finale della Favella: “Davanti al Colosseo un anziano venditore di ricordini per turisti la pensa come me. Aveva dipinto di rosso qualcuna delle sue Fontane di Trevi in plastica, ma si è pentito e le sta rifacendo bianche con un pennellino, con pazienza".

Il proprietario della bancarella dove ci fermiamo non so se è anziano, ma ha i capelli bianchi.
 

- Scusi, quanto viene una di queste? - chiedo indicando una Fontana di Trevi in miniatura.
- 20 euri.
- Per caso, ne avete qualcuna dipinta di rosso? Sa...come quando è stata colorata...
- Me ne so’ rimaste giusto un pajo.
- Ok, ne prendo una rossotrevi allora.


Pago con 2 banconote da 10 euro.
 

- Signore, me spiace, ma rossa costa 30.
- A Grazià - urlo girandomi verso di lui - ’ttacci tua!

 

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immagine: Macchie di vernice